ANGELI @ DEMONI

Autori, Musicisti, Esploratori Oltre Ogni Frontiera

lunedì 23 novembre 2009

Uri Caine - intervista

Estratto dall'intervista rilasciata da Uri Caine il 16/11/09
L'intervista integrale è andata in onda domenica 22 novembre nel corso dell'appuntamento radiofonico domenicale con "Angeli@Demoni"

Uri, ritieni che interpretare la musica tradizionale ebraica suonandola con la mentalità odierna, come succede nell’album “Secrets” che ti vede in quartetto con Mark Feldman-Greg Cohen- Joey Baron, sia un modo per riconsiderare le antiche strutture musicali e, a paritre da questo, costruire nuovi linguaggi?
“Molti dei brani presenti in ‘Secrets’, come ‘Z’Chor Hashem’ o ‘Lubavitcher Nigun’’ fanno parte dei miei ricordi più antichi. La mia famiglia era solita suonare e cantare questi e altri brani al venerdì sera, come consumati musicisti jazz che suonano degli standard di George Gershwin o di Cole Porter. È stata una bella sfida suonare questa musica perché pur essendo strutturalmente semplice per riuscire a improvvisare devi forzare certe abitudini che si acquisiscono in ambito jazzistico”.

L'improvvisazione è intuizione, invenzione o interazione?
“Tutte queste cose insieme. Improvvisare significa tenere viva l'attenzione, suonare ciò che non ti saresti aspettato di suonare, aspettarsi l’inaspettato. E soprattutto coltivare il rapporto di scambio con se stessi e con gli altri. Intendo dire che il dialogo tra musicisti va sviluppato, così come è necessario che ognuno lavori con il proprio potenziale per aumentare e affinarlo. È fondamentale fare pratica e andare sempre avanti, per non restare intrappolati nel freddo perfezionismo, salvaguardando la spontaneità.

Grandi musicisti come John Coltrane hanno saputo lavorare moltissimo sulla loro tecnica e, allo stesso tempo, hanno tenuto in vita la capacità di cogliere l’attimo estemporaneo che dà vita all’improvvisazione. Non si tratta di stare chiusi in camera a suonare scale in continuazione ma di lavorare con agli altri, sentendosi tutti collegati. C’è una connessione forte che unisce tutti i tipi di musica e, di conseguenza, tutti i musicisti”.


Joey Baron - intervista

Estratto dall'intervista rilasciata da Joey Baron il 16/11/09
L'intervista integrale è andata in onda domenica 22 novembre,
nel corso dell'appuntamento radiofonico domenicale con "Angeli@Demoni".

Joey, se dovessi dare un consiglio a un ragazzo che sta per iniziare a suonare la batteria, cosa gli diresti?
“Gli direi: trova un insegnante che ti dia i rudimenti di base sullo strumento. Tutto il resto dipende da te, perchè nessuno potrà insegnarti a suonare e ad avere un rapporto con la musica. Devi solo uscire e suonare. A qualsiasi livello tu sia, indipendentemente da chi ti chiede di suonare, rispondi sempre: sì. Imparerai da ogni esperienza. La musica è un’arte vivente che si basa sul fare con gli altri. Non imparerai niente stando in una classe o leggendo libri di teoria musicale. Imparerai sempre e unicamente suonando, sia con gente più brava che con gente meno brava di te.
Ripeto, il mio suggerimento è questo: dire sempre di sì.
E prendi le distanze da chi ti dice come dovresti suonare perché, nel migliore dei casi, potrà soltanto insegnarti a diventare la brutta copia di qualcun altro, perdendo il suo e il tuo tempo. Nessuno è davvero interessato a sentire due o più persone che suonano allo stesso modo, anche se molti sono convinti del contrario. È meglio fare esperienza sulla propria pelle. Suona, ascoltando gli altri, soprattutto ascoltando te stesso. Trovati degli ingaggi come musicista: questo ti insegnerà molto più di qualsiasi corso. Se qualcuno ti dirà: suonami uno slow back beat e tu non sai che accidenti è, ti darai da fare e imparerai facendo pratica. È così che io ho imparato e che ho acquisito una mia individualità come artista. È il processo basilare. Ogni musicista studia i brani che ama e trae ispirazioni da essi, ma poi deve andare per la propria strada, senza imitare nessun altro, senza diventare il clone di un chissà chi. Questo rischio viene evitato suonando con altri, indipendentemente dal contesto: la cantina, la palestra della scuola, la festa di matrimonio o la sala da concerto.
È così che prende forma il tuo personalissimo stile, che ti rende immediatamente riconoscibile”.