ANGELI @ DEMONI

Autori, Musicisti, Esploratori Oltre Ogni Frontiera

domenica 17 ottobre 2010

Avviso! Avviso! AaaaaaaaaaaaavvisooooooO!

Care amiche e cari amici di Angeli @ Demoni, come state?
Tutto bene?
Ma proprio tutto, tutto, tutto?
Be', fortunati voi.
Voglio aggiungere un po' di sorpresa alle vostre invidiabili fortune e vi segnalo la nascita di SuoniRumoriVisioni - Stesso Mondo Altro Universo, il mio e vostro nuovo blog.
Questo significa che Angeli@Demoni va in soffitta o in cantina o (perché no) in vacanza?
In un certo senso sì, per il momento.
In futuro si vedrà.
D'altra parte il futuro è già adesso quindi: ci vediamo in SuoniRumoriVisioni,
un saluto affettuoso, sacro et profano, ma non apocrifo
MP

venerdì 12 marzo 2010

Pat Metheny's “Orchestrion” - intervista (2)


La coesione è un elemento basilare di questo lavoro: come l’hai ottenuta?
“Uno degli aspetti più evidenti e importanti è che ci sono moltissime idee in campo. E intendo che ogni idea si basa su 1, 2, 3, 4, anche 5 idee musicali, soprattutto nei pezzi lunghi. La coesione è un elemento basilare per me. E devo dire che è proprio la coesione che manca nella musica che senti girare oggi. Viviamo in un mezzo a sonorità sofisticate e stratificate. Ci sono moltissimi giovani musicisti jazz che hanno grandi capacità e molte buone idee, ma si tratta di idee disconnesse l’una dall’altra. Non legano le idee, in sostanza. Per me invece l’aspetto narrativo del mettere in stretta connessione le idee è un aspetto basilare della volontà di comunicare come musicista, cioè attraverso la musica. E lo è stato anche nella piattaforma di Orchestrion”

La mancanza di connessione tra idee è un segno dei tempi?
“Potrebbe essere. Viviamo in un mondo dove la distrazione è una costante. Per questo la costruzione narrativa, che crea la coesione di cui parlavo prima, è così importante. È terribile suonare e avere allo stesso tempo la sensazione che nessuno stia entrando davvero in ciò che fai. La melodia per me ha un rilievo fondamentale nella musica, ma che possibilità abbiamo di ragionare in termini di melodia? Voglio dire: possiamo parlare di armonia e di ritmo per giorni interi, possiamo quantificare armonia e ritmo ma non esiste un linguaggio che ci permetta di ragionare in modo costruttivo sulla melodia. Gli aspetti melodici dell’armonia e del ritmo per me sono importantissimi: la melodia è proprio quella narrazione che dà coesione alla musica. Ogni idea deve collegarsi alla precedente e alla successiva. I miei eroi musicali, come Sonny Rollins, Gary Burton, Wes Montgomery, Igor Stravinsky e Johan Sebastian Bach, erano maestri nel mettere in connessione idee melodiche. Posso includere nell’elenco anche sperimentatori come Cecyl Taylor e Derek Bailey. Tutti gli autori che ho citato hanno creato un flusso narrativo in musica. Non una semplice lista di idee, ma una rete di idee collegate che dà forma a uno stile. Quello che io cerco è proprio il flusso, la connessione”.


Pat Metheny's “Orchestrion” - intervista (1)


La prima fase della carriera di Patrick Bruce ‘Pat’ Metheny (nato il 12 agosto 1954 a Lee's Summit, Missouri) è stata caratterizzata da slanci creativi che hanno portato questo chitarrista ad arricchire gli stilemi del jazz – con grande successo di pubblico e critica - includendo musica blues, country, sperimentale, d’ambiente, pop, rock, etnica. L’ultimo album davvero sorprendente è stato “Imaginary Day”, uscito nel 1997. In seguito Metheny ha comunque ampliato il proprio raggio di azione/attenzione, lavorando a nuove produzioni del Pat Metheny Group e al consolidamento di eccellenti rapporti di collaborazione (Brad Mehldau, Charlie Haden, Michael Brecker). Non sono mancate approfondite esplorazioni in grande stile del ‘combo jazz trio’ o della ricerca sonora più estrema (“The Sign Of 4”, inciso dal vivo al Knitting Factory d NYC in compagnia di Derek Bailey, George Bendian ,Paul Wertico).

Nel 2010 l’instancabile Pat presenta l’insolito progetto Orchestrion”: un’orchestra meccanica dove i musicisti sono ‘robot’ – ovvero strumenti acustici o elettrici - azionati in diretta dallo stesso chitarrista, grazie a un sofisticato sistema basato su solenoidi e principi di pneumatica. Non semplici basi registrate, quindi, ma “agenti” musicali non umani che suonano con band leader (umano, troppo umano o superumano, come preferite).

Angeli@Demoni è entrato con Pat Metheny tra i meccanismi mobili di Orchestrion.
Questa è la prima parte dell'intervista.

Qual era la tua intenzione basilare quando hai immaginato “Orchestrion”?

“Questo progetto è ricco di elementi di fascino, a molti livelli. È una piattaforma e, allo stesso tempo, è un media speciale che offre nuove opportunità e nuovi ambiti di ricerca o di indagine, in tutti gli aspetti relativi alla musica. L’idea embrionale del progetto mi venne molti anni fa. Mio nonno possedeva un piano meccanico, il cosiddetto player piano, uno strumento antico che, nel XIX secolo, era considerato fantascientifico. L’attrazione per questo strumento mi ha accompagnato per tutta la vita. In qualche modo ho sempre pensato a come realizzare qualcosa nello spirito del player piano, cioè di una orchestra meccanica che nacque e venne usato prima dell’avvento dell’industria discografica, cioè prima che incidere la musica diventasse una pratica consueta. Ragionando sul sistema dell’Orchestrion mi sono chiesto molte volte: perché questo modo di fare musica è stato abbandonato? Un paio di anni fa ricevetti una chiamata dal compositore Steve Reich. Nel 1989 registrai i brani, scritti da Reich, che costituivano l’opera Electric Counterpoint. Ero io da solo, con la mia chitarra ma, tramite numerose sovra incisioni, era come ascoltare un’orchestra di chitarristi. Qualche anno da mi venne chiesto di suonare Electric Counterpoint dal vivo alla Carnegie Hall. Salii sul palco, accompagnato soltanto dalle registrazioni di altre 12 parti che avevo suonato e inciso in precedenza. Il concerto fece impazzire la audience e, dopo la performance, nel retro del palco dissi a me stesso: ho suonato con dei nastri registrati ed è andata molto bene. È arrivato il momento di dare corpo a quel desiderio che porto dentro di me sin dai tempi dell’infanzia: è arrivato il momento di realizzare Orchestrion“.

Quali sono state le fasi di realizzazione?
“Iniziai a lavorare al progetto, con il supporto di liutai e tecnici del suono. Avevo le idee chiare in merito al risultato che volevo ottenere e scrissi molto materiale. Ma quando gli strumenti dell’Orchestrion furono pronti scoprii che la musica che avevo composto non poteva funzionare con questa nuova struttura. Buttai via tutto e ricominciai da capo. Furono proprio questi strumenti a mostrarmi le opportunità che potevo esplorare, sotto il profilo armonico e melodico. Scrissi la nuova musica basandomi sulla natura di Orchestrion, non cercai di piegare Orchestrion al mio volere. Cerco sempre di trarre il massimo dal potenziale che il contesto mi offre. Voglio dire, quando suono con un grande bassista è mia cura scrivere delle parti di basso che siano all’altezza del suo talento. Se suono con un grande batterista lo porterò a dare il meglio di sé. E così via. Con i membri di Orchestrion non potevo rapportarmi con il talento: sono strumenti inanimati, che tuttavia hanno un potenziale. La piattaforma strumentale ha definito la tavolozza utilizzabile. Il processo di approfondimento è stato incredibile. Il brano che apre il disco dura 16 minuti e consta di 200 pagine di spartito. Il contrappunto tra i vari strumenti è davvero complesso”.


venerdì 5 marzo 2010

28 @ 28 - scaletta

Domenica 28 febbraio la trasmissione radiofonica "Angeli@Demoni" è stata
quasi integralmente occupata dal collage sonoro (o, se preferite, medley post-moderno) "28@28", creato con il software di editing Vegas e contenente - in versione integrale oppure parziale - 18 brani, che spaziano tra generi musicali non contigui. Il titolo indica la durata: 28 minuti e 28 secondi, andati in onda il 28 febbraio. Alla faccia della precisione. È un tributo a compositori e musicisti che si sono spinti oltre le frontiere espressive, oltre gli steccati di genere, oltre le convenzioni. "28@28" è strutturato come un road movie ovvero un viaggio dal tramonto all'alba. L'elenco dei partecipanti, in ordine di comparizione, è il seguente (nota introduttiva: sono stati contrassegnati con [*] tutti i pezzi presenti in versione completa, gli altri sono frammenti o tagli dai brani citati):
Garbarek - Kashkasian - Katché, "A Tale Begun"
Bela Bartòk, "Music for children - Vol. 1 # 10" [*]
Battaglia - Rabbia, "Spirits of Myths"
Evangelista, "On The Captain's Side"
William Burroughs, "Present Time Exercise"
Steve Reich, "Music For 18 Musicians"
Omar A. Rodriguez-Lopez, "Asco Que Conmueve Los Puntos Erògenos"
Judee Sill, "Jesus Was A Cross Maker" [*]
Erkki Sven Tüür, "Conversio"
Frank Zappa, "T-Mershi Dween" [*]
Post Soviet Land, "Bells"
Steely Dan, "Don't Live That NYC No More"
Andy Hawkins, "River Blindness"
Bela Bartòk, "Music for children - Vol. 2 # 21" [*]
Kronos Quartet, "Purple Haze" (cover)
Frank Zappa, "Strictly Genteel"
Joni Mitchell, "All I Want" [*]
John Zorn, "Sonnambulism"
Creare questi collage sonori è un esercizio interessante e istruttivo che avvicina alla musica altrui, fornendo inediti spunti creativi e stimolando ad ascoltare con nuove orecchie. È il tentativo di rispondere alla domanda che Jack London poneva nell'articolo "Della filosofia di vita dell'autore", pubblicato sulle pagine della rivista "The Editor" nell'ottobre 1899, ovvero: "Che cosa sai del mondo al di sotto della sua superficie ribollente?"
[Entrambe i disegni sono di Dave McKean]

mercoledì 3 marzo 2010

Angeli @ Demoni al venerdì sera

Il ciclo radiofonico notturno "Angeli e Demoni" esordisce sulle frequenze milanesi 107, 6 di Radio Popolare nell'estate 2009. L'obiettivo è quello di dare spazio alla musica, al genio, alle pulsioni, alle idiosincrasie e alle nevrosi musicali di John Zorn e dei numerosi musicisti/compositori che hanno collaborato o collaborano con lui (Marc Ribot, Rob Burger, Uri Caine, Joey Baron, Greg Cohen, Medeski Martin & Wood, Sylvie Courvoisier, Koby Israelite, Cracow Klezmer Quartet, Bill Frisell, Dave Douglas, Trey Spruance, Trevor Dunn, giusto per citarne alcuni). A dispetto delle assonanze con il romanzo di Dan Brown, il nome "Angeli e Demoni" prende spunto dal songbook "Masada 2 - Book of Angels", che al momento consta di 14 album pubblicati da Tzadik e dedicati da Zorn alla demonologia cristiana e agli angeli caduti (Lucipher, Orobas, Balan, Xaphan ecc). Le scalette delle dieci puntate comprendono brani lineari, complessi, strambi e , in alcuni casi, dichiaratamente ostici. I riscontri sono positivi e così, al termine dell'estate, Radio Popolare e Maurizio Principato decidono di protrarre il ciclo nei mesi autunnali e invernali. La trasmissione cambia leggermente nome, diventando "Angeli @ Demoni - Autori, musicisti ed esploratori oltre ogni frontiera". I contenuti musicali abbracciano, oltre all'opera omnia di Zorn, il lavoro di compositori e strumentisti (da Frank Zappa a Ralph Towner, da Keith Jarrett a Warren Haynes, dai The Mars Volta a Erkki Sven-Tüür, da Steve Reich a Massimiliano Viel) che hanno aperto e continuano a indicare nuovi percorsi nei paesaggi infiniti della musica contemporanea, senza distinzioni o restrizioni di "genere". Allo stesso tempo si dà spazio - all'interno delle varie puntate - a decine di interviste nel corso delle quali scrittori, registi, promoter e designer "senza frontiere" illustrano e divulgano il loro operato. Sono state seguite con attenzione meticolosa molte rassegne milanesi, quali "Aperitivo in Concerto al Teatro Manzoni" (live performance dedicate al variegato universo jazz), "Koiné - Teatro Dal Verme" (concerti di musica d'avanguardia), "Ambience" (laboratori di ascolto sul tema: musica e ambiente, tenuti presso O' Artoteca, a cura di Sincronie e Die Schachtel). Le 21 puntate di "Angeli @ Demoni" sono andate in onda alla domenica pomeriggio, dalle 17:35 alle 18:30. Domenica 28 febbraio il programma ha dedicato un tributo sonoro di 28 minuti e 28 secondi complessivi, intitolato (con sfrenato eccesso di fantasia) "28 @ 28". E' un collage musicale dedicato a tutti gli artisti senza confini e a chi segue con piacere/curiosità/interesse "Angeli @ Demoni". Se desiderate scaricare il collage: 28.
Visto che la primavera imminente porta cambiamenti tangibili e esigenze di rinnovamento (anche drastiche), a partire dal 5 marzo 2010 la trasmissione va in onda al venerdì sera, dalle 22:35 alle 23:30. Il taglio editoriale resta lo stesso. Le sorprese e le esclusive aumenteranno con progressione geometrica - nota di servizio: la trasmissione può essere ascoltata in streaming nel sito www.radiopopolare.it. Per concludere, un insegnamento estrapolato dagli entusiasmanti scritti di Jack London (ripubblicati da Minimum Fax nel saggio "Pronto Soccorso per Scrittori Esordienti"): "Rotta costante e mente limpida".



giovedì 17 dicembre 2009

Chiaroscuro dal vivo: Ralph Towner incontra Paolo Fresu

Il concerto dell'insolito due costituito da Ralph Towner (chiarra) e Paolo Fresu (tromba, flicorno) ha convinto il pubblico del Teatro Dal Verme. Martedì 8 dicembre 2009, in uno scuro e umido pomeriggio di fine autunno, gli spettatori accorsi in teatro per la performance conclusiva di Music Club, la rassegna ideata e prodotta dal giornalista Enzo Gentile, hanno visto in azione uno dei chitarristi più inventivi e originali degli ultimi decenni, al fianco di un bravo trombettista che molti salutano come l'esponente di spicco del new cool jazz italiano (qualsiasi cosa significhi questa roboante definizione). All'origine del riuscitissimo album Chiaroscuro, uscito il 6 novembre 2009 per l'etichetta ECM, c'è l'incon
tro tra Towner e Fresu avvenuto nel 1994 in Sardegna, a Punta Giara, nel corso del Festival Jazz di Sant'Anna Arresi. La personalità irrequieta di Ralph Towner e l'indole serena di Paolo Fresu hanno trovato parecchi punti di contatto, grazie al rispetto reciproco che i due autori hanno dim
ostrato.
Angeli@Demoni ha incontrato Ralph Towner nel backstage, qualche istante prima che il concerto iniziasse. È stata l'occasione per
parlare della relazione tra Towner e l'etichetta che gli ha dato libertà espressiva e notorietà, la ECM.

L’anno scorso ECM, l’etichetta discografica creata da Manfred Eicher nel 1969, ha ristampato - nella collana Touchstones - i tuoi album Solstice e Batik, oltre ad alcuni dischi del tuo gruppo, gli Oregon. È passato molto tempo dalla prima uscita di quei lavori: cosa ricordi di quel periodo?
“Sin dai propri esordi l’etichetta ECM invitò i suoi musicisti a realizzare i dischi in tempi ristretti: due giorni per registrare e un giorno per mixare. Gli artisti dovevano essere in grado di lavorare velocemente, di esprimere davvero qualcosa e di farlo molto in fretta, senza la possibilità di riprovarci – come capita in tante produzioni musicali - per settimane e settimane fino a quando non viene qualcosa di buono. Le esecuzioni venivano rifatte al limite una o due volte, non di più. Si trattava sostanzialmente di album dal vivo incisi in studio".

Qual era il metodo di lavoro di Manfred Eicher?
“Manfred Eicher individuava e contattava i musicisti, seguiva il lavoro del tecnico del suono, ispirava e sceglieva tutte le copertine degli album, finanziava la produzione. C’era una forte valorizzazione della individualità, della diversità e della collettività, che venivano tutelate da una ottima organizzazione di base. Eicher dava integrità al progetto d’insieme. Lavorare con ECM è stata una grandissima opportunità per me: questa etichetta ha documentato la mia vita in musica”.

Nei tuoi album si incontrano la tradizione classica, la libertà espressiva del jazz e il richiamo al suono contemporaneo, miscelati in modo sempre nuovo.
“Se ascolti i miei dischi in sequenza comprendi tutto della mia evoluzione musicale. Sono sempre andato avanti senza guardarmi indietro. D’altra parte la mia musica non ha quella risonanza commerciale che costringe a una ripetizione di modelli remunerativi. In genere la cosa più importante, per me, è che la musica sia sincera, unica, originale, coerente con il gusto e la volontà degli autori e degli esecutori. Ho sempre prestato attenzione agli stili di tutto il mondo, sin da bambino, quando ascoltavo i dischi del mio fratello maggiore. Tuttavia non cerco di includere mille stili all’interno del mio stile: sono più orientato a individuare una mia personale voce musicale”.

nella foto a sinistra: Ralph Towner - nella foto a destra: Paolo Fresu

giovedì 10 dicembre 2009

Hypnotic Brass Ensemble

Una band di nove elementi, assortiti in modo insolito: otto fratelli che suonano gli ottoni e un batterista (che non ha legami di parentela con i fiatisti). Una potente miscela di funk, jazz orchestrale, hip-hop. Una storia in musica nata nel 1996 per reagire a un lutto familiare e alimentata giorno dopo giorno, concerto dopo concerto, nelle strade di Chicago prima e nei teatri di New York City poi. Una carriera costruita in totale autonomia, autoproduzione e indipendenza, stampando e vendendo direttamente al pubblico centinaia di migliaia di dischi. Tutto questo - e molto di più - è l'Hypnotic Brass Ensemble, che si esibirà al Teatro Manzoni di Milano domenica 13 dicembre 2009. Un evento eccezionale per due ragioni: (1) sarà l'unica data italiana e (2) per l'occasione al gruppo si unirà il padre degli otto fiatisti, il trombettista e compositore Kelan Phil Cohran - 82 anni compiuti lo scorso 8 maggio- uno dei pilastri dell'avant-jazz nel cui asciutto curriculum figurano pochi, importantissimi album tra cui
"On The Beach" (con l'Artistic Heritage Ensemble"
e "Interstellar Low Ways" (con la Sun Ra Arkestra).

Attenzione!
Il concerto comincerà sul palco del Teatro alle 11:00 ma la performance
prenderà l'attacco nella Michigan Avenue meneghina, cioè in Via Manzoni.
Appuntamento alle 10:45, proprio davanti all'ingresso del Teatro.

Biglietto intero: 12/15 € + prevendita
Biglietto ridotto: 8/11 € + prevendita
Per informazioni: www.aperitivoinconcerto.com