ANGELI @ DEMONI

Autori, Musicisti, Esploratori Oltre Ogni Frontiera

giovedì 10 dicembre 2009

Hypnotic Brass Ensemble

Una band di nove elementi, assortiti in modo insolito: otto fratelli che suonano gli ottoni e un batterista (che non ha legami di parentela con i fiatisti). Una potente miscela di funk, jazz orchestrale, hip-hop. Una storia in musica nata nel 1996 per reagire a un lutto familiare e alimentata giorno dopo giorno, concerto dopo concerto, nelle strade di Chicago prima e nei teatri di New York City poi. Una carriera costruita in totale autonomia, autoproduzione e indipendenza, stampando e vendendo direttamente al pubblico centinaia di migliaia di dischi. Tutto questo - e molto di più - è l'Hypnotic Brass Ensemble, che si esibirà al Teatro Manzoni di Milano domenica 13 dicembre 2009. Un evento eccezionale per due ragioni: (1) sarà l'unica data italiana e (2) per l'occasione al gruppo si unirà il padre degli otto fiatisti, il trombettista e compositore Kelan Phil Cohran - 82 anni compiuti lo scorso 8 maggio- uno dei pilastri dell'avant-jazz nel cui asciutto curriculum figurano pochi, importantissimi album tra cui
"On The Beach" (con l'Artistic Heritage Ensemble"
e "Interstellar Low Ways" (con la Sun Ra Arkestra).

Attenzione!
Il concerto comincerà sul palco del Teatro alle 11:00 ma la performance
prenderà l'attacco nella Michigan Avenue meneghina, cioè in Via Manzoni.
Appuntamento alle 10:45, proprio davanti all'ingresso del Teatro.

Biglietto intero: 12/15 € + prevendita
Biglietto ridotto: 8/11 € + prevendita
Per informazioni: www.aperitivoinconcerto.com

A Night in the Old Marketplace

Nel 1907 lo scrittore Yitskhok Leybush Peretz scrive "A Night in the Old Marketplace", una piéce teatrale nella quale la vita e la morte si incontrano nei pressi di un pozzo. Centinaia di personaggi si avvicendano, dall'alcolizzato Itzhak alla sua defunta sposa Sheyndele, dal grottesco Badkhn al mostruoso Gargoyle. Folklore Yiddish, follia, humor macabro e estasi plumbea si uniscono all'interno di uno dei leggendari capolavori del teatro ebraico. Negli anni Novanta la regista Alexandra Aron, il paroliere Glen Berger e il funambolico compositore Frank London (fondatore di Klezmatics, Hasidic New Wave, Klezmer Brass Allstars) decidono di affrontare una missione impossibile: trasformare l'opera di Peretz in un musical. Il risultato, raggiunto dopo 10 anni di lavoro, è un incredibile mix di musica ebraica, jazz, sperimentazione, post-modernismo e un pizzico di rock'n'roll.
L'esibizione milanese del 29 novembre 2009 (presso un gremitissimo Teatro Manzoni), in occasione della quale è stato cooptato il narratore visionario Vinicio Capossela, è stata accolta con gioia dal pubblico.

Frank London ha dichiarato a Angeli@Demoni: "A Night in the Old Marketplace è una storia di fantasmi, permeata da elementi di filosofia, di ebraismo, di dialettica politica, di riflessioni profonde che mettono a confronto modernità e tradizione culturale, che avvicinano l'umano al divino. L'enorme quantità di
personaggi del testo originario ha comportato - da parte mia, di Alexandra e di Glen - un complesso lavoro di adattamento. Il risultato ci ha entusiasmato e ad ogni rappresentazione stupisce il pubblico, che si trova catapultato in una vicenda dai connotati magici eppure molto vicina a una visione realistica - venata di pessimismo - della storia e della sorte del popolo ebraico. E' stato un onore e una grande opportunità avere Vinicio Capossela sul palco: è il narratore perfetto per 'A Night in the Old Marketplace' ".

A proposito del lavoro di regia, Alexandra Aron ha sottolineato che "Ai fini narrativi gli elementi di maggior importanza sono la musica e le canzoni. Io ho lavorato per rendere la storia comprensibile anche a chi non sa nulla di folklore ebraico. Il controllo generale è stato affidato a Frank London, che si è costantemente sentito libero di lavorare e di confrontarsi con Glen, il librettista. Ognuno dei musicisti è stato messo a proprio agio affinchè potesse esprimersi al meglio. La scelta di avere un narratore 'locale' è nata per consentire al pubblico non americano di comprendere le sottili complessità del testo. Vinicio Capossela ha svolto egregiamente questo ruolo, con grande soddisfazione nostra e del pubblico".