ANGELI @ DEMONI

Autori, Musicisti, Esploratori Oltre Ogni Frontiera

venerdì 12 marzo 2010

Pat Metheny's “Orchestrion” - intervista (1)


La prima fase della carriera di Patrick Bruce ‘Pat’ Metheny (nato il 12 agosto 1954 a Lee's Summit, Missouri) è stata caratterizzata da slanci creativi che hanno portato questo chitarrista ad arricchire gli stilemi del jazz – con grande successo di pubblico e critica - includendo musica blues, country, sperimentale, d’ambiente, pop, rock, etnica. L’ultimo album davvero sorprendente è stato “Imaginary Day”, uscito nel 1997. In seguito Metheny ha comunque ampliato il proprio raggio di azione/attenzione, lavorando a nuove produzioni del Pat Metheny Group e al consolidamento di eccellenti rapporti di collaborazione (Brad Mehldau, Charlie Haden, Michael Brecker). Non sono mancate approfondite esplorazioni in grande stile del ‘combo jazz trio’ o della ricerca sonora più estrema (“The Sign Of 4”, inciso dal vivo al Knitting Factory d NYC in compagnia di Derek Bailey, George Bendian ,Paul Wertico).

Nel 2010 l’instancabile Pat presenta l’insolito progetto Orchestrion”: un’orchestra meccanica dove i musicisti sono ‘robot’ – ovvero strumenti acustici o elettrici - azionati in diretta dallo stesso chitarrista, grazie a un sofisticato sistema basato su solenoidi e principi di pneumatica. Non semplici basi registrate, quindi, ma “agenti” musicali non umani che suonano con band leader (umano, troppo umano o superumano, come preferite).

Angeli@Demoni è entrato con Pat Metheny tra i meccanismi mobili di Orchestrion.
Questa è la prima parte dell'intervista.

Qual era la tua intenzione basilare quando hai immaginato “Orchestrion”?

“Questo progetto è ricco di elementi di fascino, a molti livelli. È una piattaforma e, allo stesso tempo, è un media speciale che offre nuove opportunità e nuovi ambiti di ricerca o di indagine, in tutti gli aspetti relativi alla musica. L’idea embrionale del progetto mi venne molti anni fa. Mio nonno possedeva un piano meccanico, il cosiddetto player piano, uno strumento antico che, nel XIX secolo, era considerato fantascientifico. L’attrazione per questo strumento mi ha accompagnato per tutta la vita. In qualche modo ho sempre pensato a come realizzare qualcosa nello spirito del player piano, cioè di una orchestra meccanica che nacque e venne usato prima dell’avvento dell’industria discografica, cioè prima che incidere la musica diventasse una pratica consueta. Ragionando sul sistema dell’Orchestrion mi sono chiesto molte volte: perché questo modo di fare musica è stato abbandonato? Un paio di anni fa ricevetti una chiamata dal compositore Steve Reich. Nel 1989 registrai i brani, scritti da Reich, che costituivano l’opera Electric Counterpoint. Ero io da solo, con la mia chitarra ma, tramite numerose sovra incisioni, era come ascoltare un’orchestra di chitarristi. Qualche anno da mi venne chiesto di suonare Electric Counterpoint dal vivo alla Carnegie Hall. Salii sul palco, accompagnato soltanto dalle registrazioni di altre 12 parti che avevo suonato e inciso in precedenza. Il concerto fece impazzire la audience e, dopo la performance, nel retro del palco dissi a me stesso: ho suonato con dei nastri registrati ed è andata molto bene. È arrivato il momento di dare corpo a quel desiderio che porto dentro di me sin dai tempi dell’infanzia: è arrivato il momento di realizzare Orchestrion“.

Quali sono state le fasi di realizzazione?
“Iniziai a lavorare al progetto, con il supporto di liutai e tecnici del suono. Avevo le idee chiare in merito al risultato che volevo ottenere e scrissi molto materiale. Ma quando gli strumenti dell’Orchestrion furono pronti scoprii che la musica che avevo composto non poteva funzionare con questa nuova struttura. Buttai via tutto e ricominciai da capo. Furono proprio questi strumenti a mostrarmi le opportunità che potevo esplorare, sotto il profilo armonico e melodico. Scrissi la nuova musica basandomi sulla natura di Orchestrion, non cercai di piegare Orchestrion al mio volere. Cerco sempre di trarre il massimo dal potenziale che il contesto mi offre. Voglio dire, quando suono con un grande bassista è mia cura scrivere delle parti di basso che siano all’altezza del suo talento. Se suono con un grande batterista lo porterò a dare il meglio di sé. E così via. Con i membri di Orchestrion non potevo rapportarmi con il talento: sono strumenti inanimati, che tuttavia hanno un potenziale. La piattaforma strumentale ha definito la tavolozza utilizzabile. Il processo di approfondimento è stato incredibile. Il brano che apre il disco dura 16 minuti e consta di 200 pagine di spartito. Il contrappunto tra i vari strumenti è davvero complesso”.


0 commenti:

Posta un commento